IO RIFIUTO: il dissenso è manifesto
La fotografia applicata allo spreco alimentare, per come la intendiamo noi, non nasce per denunciare da fuori un problema che riguarda tutti. Nasce da dentro una cucina, da un momento preciso: quello in cui il cibo smette di essere desiderabile. Un panino dimenticato, un piatto avanzato, una frutta troppo matura per finire in tavola. Quel momento, di solito, coincide con la pattumiera. Noi abbiamo deciso di puntarci l’obiettivo.
IO RIFIUTO è il nostro progetto mixed-media dedicato ad avanzi, scarti e rifiuti alimentari trasformati in soggetti estetici. Non un esercizio di stile, ma una domanda diretta: perché il cibo, quando smette di essere “perfetto”, smette anche di avere valore ai nostri occhi?
Dodici scatti, una metamorfosi
Il progetto è composto da 12 immagini artistiche di still life che raccontano la vita che continua oltre lo spreco. Alimenti scordati, pasti avanzati, cibo gettato che ha ancora molto da dare: ogni scatto prolunga la loro esistenza, rendendo evidente la bellezza insospettabile della loro metamorfosi organica.
È uno sguardo che va contro l’estetica patinata a cui siamo abituati, quella del food sempre impeccabile, sempre appena impiattato. IO RIFIUTO propone il contrario: un cibo imperfetto, in trasformazione, che riguadagna dignità visiva proprio nel momento in cui l’avremmo buttato. In questo senso, la fotografia spreco alimentare diventa uno strumento per rimettere in discussione i canoni estetici che applichiamo, spesso senza accorgercene, anche a ciò che mangiamo.
Il manifesto come supporto
Abbiamo scelto il formato manifesto perché è, per sua natura, uno strillo. Una denuncia. Una chiamata all’azione affissa nello spazio pubblico, dove nessuno può ignorarla. Il progetto include quindi anche esempi di poster pensati per una campagna di affissione e per la stampa su quotidiani: la fotografia che esce dalla cornice e diventa presa di posizione collettiva.
Non è un caso che il manifesto, storicamente, sia il supporto delle rivoluzioni piccole e grandi. Portare la fotografia spreco alimentare su un cartellone significa toglierla dal contesto rassicurante della galleria o del social, e restituirla allo spazio di tutti: la strada, la fermata del tram, la prima pagina di un giornale.
Perché parlarne ora
I numeri aiutano a capire la portata del problema. Secondo il Food Waste Index Report 2024 delle Nazioni Unite, nel 2022 sono state sprecate a livello globale 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, pari a circa un miliardo di pasti buttati ogni giorno nel mondo. Questo spreco è responsabile di quasi il 10% delle emissioni globali di gas serra e occupa il 28% dei terreni agricoli mondiali, pari a 1,4 miliardi di ettari, destinati a produrre cibo che non verrà mai consumato.
In Italia la situazione non è migliore: secondo il Cross Country Report 2025 di Waste Watcher International, lo spreco settimanale pro capite italiano è di 555,8 grammi, il dato più alto tra i principali Paesi europei confrontati nello studio.
Sono numeri che raccontano un sistema, non un singolo gesto distratto. IO RIFIUTO nasce da qui: dall’idea che raccontare per immagini ciò che scartiamo possa essere un primo passo per guardarlo diversamente.
Una nuova relazione con il cibo
Il progetto non vuole colpevolizzare, vuole rivelare. Mostrare che anche ciò che è consumato o in eccesso porta con sé un valore simbolico, che va oltre i canoni convenzionali di bellezza applicati al cibo. È un invito a rivedere la nostra relazione quotidiana con ciò che mangiamo, e con ciò che, troppo spesso, buttiamo senza guardarlo davvero.
Per noi, ogni progetto di fotografia spreco alimentare che riusciamo a portare fuori dallo studio — su un muro, su una pagina di giornale — è un piccolo modo per rendere quella domanda inevitabile, anche solo per il tempo di uno sguardo.
Il progetto dialoga con le riflessioni internazionali sullo spreco alimentare promosse dalla FAO e dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.
Gallery IO RIFIUTO
Si ringrazia Stefania Saracco per la Grafica dei poster e Miranda Martino per i testi.












