Fantastico, ho preso il lavoro!

Resta solo da capire chi lo paga.

Quanto costa un fotografo professionista? Sembra una domanda semplice. In realtà, per chi questo mestiere lo fa ogni giorno, la risposta è molto meno scontata di quanto sembri.

Perché fare il fotografo, tutto sommato, è semplice.

Passi anni a studiare la luce, il colore, la composizione. Impari a guardare prima ancora che a fotografare. Compri attrezzature che costano quanto un’utilitaria, cambi computer perché quello di tre anni fa ormai sembra un tostapane, paghi software, dischi, assicurazioni, corsi.

Fai prove. Sbagli. Rifai.

Passi giornate sul set e serate davanti al monitor.

E, dopo un bel po’ di anni, magari impari anche a fare bene il tuo mestiere.

Poi arriva una mail:

“Buongiorno, potrebbe mandarci un preventivo?”

Ed è lì che improvvisamente perdiamo la memoria.

Gli anni di esperienza? Dimenticati.

L’attrezzatura? Vabbè, tanto ce l’abbiamo già.

Il tempo per preparare il lavoro? Non conta.

La postproduzione? La facciamo la sera.

Le assicurazioni, il commercialista, i software, i contributi, le tasse?

Dettagli.

E il fatto che, alla fine del mese, sarebbe anche piacevole avere qualcosa sul conto corrente sembra quasi una pretesa.

Quanto costa davvero il lavoro di un fotografo professionista?

Il paradosso è che il cliente ci sta chiedendo qualcosa che per lui ha un valore molto concreto.

Vuole immagini capaci di raccontare la sua azienda, rendere desiderabile un prodotto, costruire un’identità, riempire un sito, una campagna, un catalogo, un bilancio, i social.

In poche parole: immagini che gli servono per comunicare e, molto spesso, per vendere.

Ma quanto costa un fotografo professionista non dipende soltanto dalle ore trascorse con la macchina fotografica in mano.

Dentro un preventivo ci sono esperienza, preparazione, attrezzatura, produzione, eventuali assistenti, trasferte, assicurazioni, postproduzione, archiviazione, software e gestione del lavoro.

E poi ci sono i diritti di utilizzo delle fotografie: dove verranno pubblicate quelle immagini? Per quanto tempo? Su quali mezzi? In quali Paesi?

Tutto questo fa parte del lavoro.

Tu lo sai.

Il cliente, soprattutto quando è abituato a lavorare con professionisti, lo sa.

Ma sa anche un’altra cosa: là fuori siamo tanti.

E soprattutto sa che, come categoria, non siamo esattamente dei campioni nel fare squadra.

Quando il preventivo diventa una gara al ribasso

Ed eccoci alle Olimpiadi del ribasso.

Uno chiede dieci.

L’altro otto.

Il terzo sei e, già che c’è, aggiunge anche il video.

Il quarto mette dentro drone, backstage, venticinque reel e probabilmente, se gli lasci le chiavi, prima di andarsene dà anche una passata ai pavimenti.

Poi arriva il messaggio trionfale:

“Fantastico, ho preso il lavoro!”

Ottimo.

Adesso resta solo una piccola questione da chiarire:

chi lo paga?

Perché quando togli trasporto, attrezzatura, assistenti, assicurazione, preparazione, shooting, postproduzione, software, tasse e contributi, può capitare di fare una scoperta interessante.

Hai lavorato praticamente gratis.

Qualche volta hai addirittura pagato tu per lavorare.

Però hai battuto il collega sul prezzo.

Che soddisfazione.

Il punto non è fare un preventivo più basso di quello di un altro fotografo. La concorrenza esiste ed è giusto che esista.

Il punto è sapere quanto costa realmente produrre quel lavoro e conoscere la cifra sotto la quale quella commissione smette di essere economicamente sostenibile.

Perché fatturare non significa necessariamente guadagnare.

E prendere tanti lavori non significa necessariamente avere un’attività sana.

Il problema non sono le aziende

E attenzione: non crediamo che il problema siano le aziende.

Un’azienda fa il suo mestiere. Chiede preventivi, confronta offerte e cerca di ottenere il risultato migliore alle condizioni più convenienti.

È normale.

Il problema nasce quando siamo noi fotografi a non sapere più quanto costa davvero il nostro lavoro.

Quando, pur di prendere una commissione, abbassiamo il prezzo senza nemmeno sapere dove sia il nostro limite.

Perché quel prezzo non resta confinato nel nostro preventivo.

Prima o poi diventa un riferimento.

“L’altro fotografo ce l’ha fatto a…”

“L’anno scorso abbiamo speso…”

“Ci hanno proposto la stessa cosa a…”

Ed eccoci lì, qualche mese dopo, a cercare di spiegare perché un lavoro che valeva dieci dovrebbe continuare a valere dieci, quando qualcuno ha deciso di farlo a cinque.

Siamo bravissimi a creare valore per le aziende degli altri.

Un po’ meno bravi a difendere il nostro.

Ci insegnano a fotografare. Ma chi ci insegna a fare un preventivo?

E allora viene spontanea una domanda.

Perché nelle scuole di fotografia passiamo ore a imparare a controllare la luce e quasi nessuno ci insegna a costruire un preventivo fotografico professionale?

Chi ci spiega quanto costa realmente una giornata di lavoro?

Chi ci insegna a calcolare il tempo dedicato alla preparazione e alla postproduzione, a negoziare i diritti di utilizzo, a leggere un contratto, a distinguere fatturato e guadagno?

E soprattutto: chi ci insegna a capire qual è il punto sotto il quale quel lavoro non conviene più farlo?

Ci insegnano a diventare fotografi.

Molto meno a vivere facendo i fotografi.

E forse è anche per questo che facciamo così fatica a parlare tra noi di soldi.

Come se dire quanto costa il nostro lavoro fosse poco elegante.

Come se confrontarsi sui compensi significasse necessariamente mettersi d’accordo sui prezzi.

Non è questo.

Fare squadra significa difendere il valore della fotografia professionale

Fare squadra non significa decidere che tutti dobbiamo chiedere la stessa cifra.

Ognuno ha esperienza, struttura, clienti, costi, specializzazione e posizionamento diversi.

Un fotografo che lavora da solo ha una struttura diversa da uno studio che gestisce produzioni complesse. Un servizio destinato ai social non è una campagna internazionale. Una giornata di ritratto corporate non ha necessariamente gli stessi costi di una produzione industriale, nautica o pubblicitaria.

Non esiste un prezzo universale della fotografia professionale.

Esiste però la consapevolezza di quanto costa il proprio lavoro.

Ed è proprio questo che spesso manca quando ci chiediamo quanto costa un fotografo professionista: non stiamo parlando semplicemente del prezzo di una giornata, ma del valore e dei costi di un’attività professionale.

Fare squadra significa allora cominciare a parlare seriamente di costi reali, compensi, diritti e sostenibilità.

Significa condividere esperienze.

Significa smettere, almeno ogni tanto, di guardarci soltanto come concorrenti.

Perché siamo anche persone che fanno lo stesso mestiere e che hanno un interesse comune: fare in modo che quel mestiere continui ad avere un valore.

E qualche volta bisogna anche dire no

Forse questa è una delle cose più difficili da imparare.

Dire:

“No, a queste condizioni non posso farlo.”

Fa paura.

Soprattutto quando il telefono non squilla quanto vorremmo.

Ma non tutti i lavori persi sono una sconfitta.

A volte perdi un lavoro perché qualcuno è stato più bravo di te. Succede.

A volte perché era più adatto a quel progetto.

A volte perché aveva un rapporto già consolidato con il cliente.

E a volte semplicemente perché costava meno.

Fa parte del mercato.

Ma se per prendere quel lavoro devi arrivare al punto di non guadagnarci più, forse non l’hai davvero vinto.

Hai soltanto vinto una gara a chi riesce a lavorare per meno.

E quella, francamente, è una gara che sarebbe meglio smettere di correre.

Quanto vale davvero il nostro lavoro?

Difendere il valore della fotografia professionale non significa impedire la concorrenza.

Significa fare in modo che essere fotografi professionisti continui a essere un mestiere sostenibile.

Significa sapere cosa c’è dietro il numero scritto in fondo a un preventivo.

E avere abbastanza consapevolezza del proprio lavoro da sapere quando quel numero non può più scendere.

Perché, alla fine, chiedersi quanto costa un fotografo professionista significa anche chiedersi quanto valore attribuiamo all’esperienza, alle competenze e al lavoro che stanno dietro ogni immagine.

Quindi la domanda la lasciamo aperta, soprattutto a chi questo mestiere lo fa ogni giorno:

perché noi fotografi siamo così poco capaci di fare squadra?

E soprattutto:

qual è il limite sotto il quale dovremmo avere il coraggio di non scendere?

Siamo davvero curiose di sapere cosa ne pensate.

Diritti di utilizzo delle fotografie

dove verranno pubblicate quelle immagini? Per quanto tempo? Su quali mezzi? In quali Paesi?

Diritto d'Autore

la fotografia e i suoi utilizzi rientrano anche nella disciplina del diritto d’autore.

Quanto costa un fotografo professionista. Fotografo professionista al lavoro durante uno shooting corporate